La democrazia non è un'arena dove chi urla più forte ha ragione, ma un tempio dove il silenzio dell'ascolto è sacro quanto la parola. Ciò che è accaduto alla Camera dei Deputati non è 'resistenza', è barbarie istituzionale.
Occupare una sala per impedire una conferenza sulla reimmigrazione, coprendo le idee con il canto di 'Bella Ciao', trasforma un inno di libertà in un muro di gomma ideologico. È l'ossimoro perfetto: si canta la libertà per imporre il bavaglio.
Come diceva un vecchio saggio del diritto , la legge è un aratro che traccia il solco della convivenza; se lo usi come clava, distruggi il raccolto di tutti'. Trasformare le istituzioni in una curva da stadio significa consegnare l'Italia al caos di una delinquenza intellettuale che non accetta il confronto.
Se permettiamo che il 'rumore' sostituisca il 'ragionamento', non stiamo difendendo la Costituzione, la stiamo calpestando con stivali chiodati di intolleranza. La reimmigrazione è un tema, il confronto è un dovere, la censura è un crimine contro l'intelligenza.
Non chiamatelo dissenso. Chiamatelo col suo nome: anarchia dei privilegiati.
Chi occupa le aule dello Stato per spegnere i microfoni altrui non è un democratico, è solo un carceriere delle idee che ha paura della luce del sole." L'antifascismo è, per definizione, la garanzia che ogni idea (anche la più sgradita) possa essere espressa senza timore di rappresaglie fisiche o sonore. Usare l'antifascismo per censurare è il più grande favore che si possa fare ai regimi che si dichiara di voler combattere.
Il "canto" che diventa catena… lo spettacolo alla Camera
Scritto da giancarlo affatato
Politica
31 Gennaio 2026
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