Anno XI 
Giovedì 9 Luglio 2026

Scritto da Redazione
Politica
09 Luglio 2026

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È di ieri la notizia che la maggioranza di governo – almeno quella dichiaratamente impermeabile a inciuci con chi dovesse capitare e convenire ai Berluschidi – stia tentando di spingere sui pedali innestando un rapporto più alto per vincere per distacco. L’obbiettivo è variegato:
-    addivenire a norme che agevolino la privazione di cittadinanza a stranieri e italiani di 1^ e 2^ generazione dediti al crimine e pericolosi per la sicurezza pubblica degli italiani da 7 generazioni; 
-    agevolare l’iter delle espulsioni, magari anche per chi soffra di disagi mentali che – per quanto ci si possa sforzare – mai ci pagherà le pensioni, mentre di sicuro costituisce fonte di spesa improduttiva e pericolo per il suddetto italico di 7 generazioni.
Facendo il paio col risveglio governativo dell’attenzione per la re-introduzione delle preferenze – a suo tempo bocciate da sinistra e dal berlusconide inciucio – mi pare che una cosa la si possa affermare. E questo al di là di simpatie o antipatie, ma limitandosi a valutare i fatti. In definitiva, piaccia o non piaccia, c’è voluto il carmagnolesco “squillo di tromba” che s’è percepito “a destra” da Futuro Nazionale, perché il governo si accorgesse di aver chiesto a suo tempo i voti a chi era di destra, e di essere nell’obbligo di realizzare qualcosa che fosse di destra. 
Non si può negare che il governo avesse fatto già qualcosa, dai centri in Albania, alla lenta tessitura in Europa per modificare norme e – soprattutto – intendimenti, nell’UE. I risultati sono stati concreti, con l’accettazione in sede UE del concetto di centri di accoglienza in paesi terzi, e altro. Ma al cittadino che segue le cose fino ad un certo punto, rimane l’impressione che FdI e Lega stiano cercando di sfruttare la curva parabolica a destra per acquisire velocità e spazio, tagliando la traiettoria e schiacciando a bordo pista la “sporca dozzina” del generale. E il merito di questa accelerata c’è chi lo dà ai “maledetti da Dio”.
Continuando a osservare e valutare, ciò potrebbe far pensare in un accordo – in futuro – con questa ingombrante formazione politica, che ha posto una serie di “linee rosse”. Che in definitiva per un governo di destra non avrebbero neanche dovuto essere degli scomodi diktat, atteso che costituivano il core business del suo programma elettorale. Del resto in politica tutto è possibile, e magari vi sarà sempre qualcuno che auspicherà di poter erodere qualche metro lineare o quadrato di “linea rossa”. Del resto Bossi mollò Berlusconi, ma la Lega tornò a governare con FI. E Letizia Moratti passò al PD contro FI, e ora è lì, salda come una roccia, a contrastare il passo al centro-sinista.
Rimane l’incognita FI. Che tuttavia un forte centro non l’avrà mai a fargli da stampella, visto che Renzi fa l’1,5%, più o meno come Calenda. E se la gruccia la cerca nell’attuale PD, subirà la fuga di un bel po’ d’elettori. Siam sicuri che permarrà il veto dei Berluschidi? Soprattutto se l’impresentabile “sporca dozzina”, presentatasi a dispetto di tutto e tutti, sfiorerà le percentuali di Lega o FI? 
Il guaio è che, progressivamente, si sta realizzando il vero bipolarismo, quello che ci hanno voluto far passare per tale Berlusconi da un lato – un DC-social-liberale in affari – e il PCI che diventava PDS e poi PD. Vergognandosi d’essere stato comunista. E che bipolarismo non era, come testimonia la facilità con la quale son nati governi tecnici d’ammucchiata o “del Presidente”, e ineleganti accostamenti giallo-verdi e giallo-rossi.
E l’Italia oramai, per quanto ospiti una cospicua frangia di moderati, si è venuta a trovare a dover scegliere fra chi ne ha abbastanza dell’accoglienza senza limiti, dell’islamizzazione strisciante e della perdita di sovranità e identità nazionale. E chi invece propende per ideali – rispettabilissimi – assolutamente agli antipodi.
Sono entrambe visioni dell’Italia e del mondo accettabili, fino a che le si fa combattere nella dinamica democratica delle libere elezioni. Trattandosi tuttavia di visioni estreme, è altrettanto logico che affabulino e convincano chi ha una determinazione anche rissosa, e non è detto che accetti sempre d’affidarsi alla logica dell’urna. Niente di strano, pertanto, che abbiano a combattersi poi in piazza, a suon di bastonate. Ma anche nelle aule universitarie, sulla stampa, nel mondo della cultura, e a colpi di sentenze e richieste di rinvio a giudizio, senza alcun rispetto per l’avversario o avvalendosi d’interpretazioni di (proprio) comodo del dettato normativo. Privilegiando, condannando, assolvendo o escludendo non già in base a valore e merito, ma all’ideologia.
Non è un caso se i quattro moschettieri del “campo largo” non desiderino mescolarsi con Calenda e Renzi, e potrebbero dover fare i conti con Potere al Popolo, la loro estrema ala sinistra.
In questo – per quel che posso capire – leggo la reprimenda della premier Meloni a FN: aver votato con le oppiosuzioni. Il problema, per la navigata politica romana della destra a suo tempo emarginatissima, non sta in quel che fanno dire al generale le interpretazioni di giornalisti etichettati e opinionisti sovvenzionati, ma in come si schiera nel concreto.
E l’aver Vannacci di recente – con la Bianchina Berlinguer – sottolineato di aver sempre votato a destra, costituisce passerella sul torrente. Ancora serve lavoro per attraversare l’ostacolo fluviale coi mezzi ruotati e cingolati: peraltro prima di tirar su il ponte, si passa a piedi sui guadi e si usano i gommoni. 

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