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Lenci torna in gara alla "Grande Corsa"
Il driver lucchese, fermo dallo scorso giugno, torna in macchina alla classica gara piemontese, con il primario obiettivo di riprendere fiducia dopo le recenti delusioni. Al suo fianco, sulla BMW M3, di nuovo il biellese Matteo Zanetti

Fiorentina senza pace: Grosso esonerato, ritorna Vanoli. Prima 'cazzata' di Paratici
A Firenze succede sempre di tutto, specie quando si parla di Fiorentina. Ieri sera intorno alle 23 con uno scarno comunicato la società viola esonerava dopo solo tre giornate mister Grosso

Premio fedeltà allo sport: Sfinge d'oro al campione olimpico Matteo Tagliarol
Un altro nome di prestigio si aggiunge al cast dei premiati della 27.a edizione del Premio Fedeltà allo Sport in programma al Teatro Artè di Capannori lunedì…

Stefano Gori conquista a Torino tre titoli italiani sui lanci per il C.S.I. Lucca
Stefano Gori conquista altri tre titoli italiani nelle specialità paralimpiche di getto del peso, lancio del disco e lancio del giavellotto. Allo stadio Primo Nebiolo di Torino l'atleta lucchese esce da vero trionfatore

Basketball Club Lucca vince anche la seconda amichevole contro la Tarros
Seconda amichevole per il Basketball Club Lucca, questa volta l’avversario è di quelli super conosciuti, dalla serie C alla B interregionale non si contano i viaggi fatti a La Spezia per giocare con la Tarros

La Lumos Pistoia batte Brindisi e affronterà la Libertas Livorno in finale al Trofeo Lovari
Sarà Pistoia a sfidare la Libertas Livorno nella finale dell'undicesima edizione del Trofeo Lovari. In una partita dai due volti, i toscani sono stati bravissimi a cambiare l'inerzia della gara nel secondo quarto e ad allungare nel finale

La Libertas Livorno supera La T Tecnica Gema Montecatini e vola in finale al Trofeo Lovari
E' la Libertas Livorno la prima finalista dell'undicesima edizione del Trofeo Lovari. La formazione livornese ha giocato una partita di grande sostanza fatta di ritmo e maggiore fisicità

Due Miglia per la Vita, una festa con grandi tempi
Sono state oltre un centinaio le coppie che si sono presentate al via della seconda edizione della Staffetta Due Miglia per la Vita, nuova tappa del Criterium Podistico…

La Fiorentina sprofonda, terza sconfitta consecutiva: tutti a casa che è meglio
L’incubo continua, la Fiorentina perde col Torino ancora una volta tra le mura amiche, se così possiamo chiamarle, e resta tristemente ultima in classifica con zero punti

Camaiore-Campallorzo rinviata per la peste suina
Un fulmine a ciel sereno. Quando tutto era pronto per la gara di domenica, l’Atletica Camaiore insieme alla Baita Verde è stata costretta a rinviare la Camaiore Campallorzo,…

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Quanti sogni, quante speranze nella nostra vita. I patimenti giornalieri, le preoccupazioni, non solo quelle grandi ma anche quelle piccole, sono come dei tarli: corrodono e ci allontanano dalla Felicità. La quale Felicità ha una sua misura che ci sfugge (si dice che sia una donna, bella come Venere). Nessuno è mai riuscito a scoprire la sua ricetta in modo da garantire una esistenza felice a ciascuno di noi. Così che essa è rimasta misteriosa e non tocca a tutti. Chi ce l’ha, ha ricevuto un dono, una grazia, forse senza nemmeno rendersene conto. Dura per sempre? No. La Felicità è una pellegrina che si muove come un fantasma, e con un sacco altrettanto invisibile in spalla va in giro a guardarsi intorno, e ogni tanto punta qualcuno di noi, mette le mani nel sacco e gli getta addosso una manciata di polvere magica. Una polvere che, pur essa, non si vede e non si sa come è fatta, ma si dice che sia custodita nella cassaforte del cielo, che ha serrature e borchie dorate.
Quand’ero ragazzo, mi si raccontava che se si tocca con le dita le ali di una farfalla, le si toglie una polverina magica, e non riesce più a volare. Non ho mai provato, poiché non è facile prendere una farfalla, anche se ne andiamo a caccia con un retino. Però ci credo. Ecco, una polverina simile è quella di cui la Felicità cosparge i fortunati, ma che può essere, ahimè, tolta o può consumarsi, e interrompere così la magia.
Ma c’è anche un altro pellegrino che circola per le strade e ci guarda negli occhi. Si chiama Destino; è fratello gemello della Felicità, ma non le somiglia; è un ermafrodito e può spargere del bene o può spargere del male. Ha due facce e, a seconda di ciò che cospargono, una ha le sembianze di un angelo e l’altra del demonio. Non si sa come sceglie il destinatario né se ha deciso di donargli qualche occasione propizia, oppure se ha deciso di infrangere qualche sua aspettativa, se non addirittura un suo sogno.
È toccato proprio quest’ultimo caso al campione di ciclismo, Tadej Pagacar, da molti definito, per il numero delle sue vittorie, e per il modo assoluto e potente con cui le ottiene, il campione di ciclismo più forte di tutti i tempi, anche di Eddy Merx.
Ma alla Vuelta, cioè al Giro di Spagna che si sta correndo in questi giorni, pur avendo stravinto varie frazioni e indossato la maglia rossa di leader sin dalla prima tappa (cosa mai accaduta in quella competizione). ecco presentarglisi il Destino. Ma con la faccia del demonio, e disegnate nel volto delle espressioni ghignanti e sadiche.
Gli ha messo sulla strada, davanti alla ruota anteriore, un ostacolo (un sasso, si dice, o un legno,) proprio mentre lui in quel momento reggeva il manubrio con una mano sola, perché con l’altra teneva la borraccia d’acqua da cui stava bevendo. Così l’urto è stato inevitabile e lo ha sbilanciato e fatto cadere malamente sull’asfalto procurandogli varie ferite e soprattutto la frattura alla clavicola sinistra e la frattura stabile della vertebra cervicale C7 che lo hanno costretto al ritiro. Con la vittoria alla Vuelta mirava ad aggiungere un altro dei tanti primati del suo palmares. Sembrava fatta. Era proprio a un passo.
Ma il pellegrino non ha voluto; si è fatto - fantasma com’è anche lui - largo tra i ciclisti e è andato di persona, affinché fosse sicuro della riuscita, a mettergli, di fronte alla ruota, quell’ostacolo minuto ma devastante.
Pogacar lo sa che è stato lui, che ciò che gli è successo non è dipeso da una sua distrazione, ma dalla volontà perversa del Destino. Chissà da quanto tempo l’aveva preso di mira.
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