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Arriva a Napoli la prima vittoria italiana al Giro d’Italia Edizione 109. A conquistarla Davide Ballerini
6^ Paestum - Napoli di 142 km (««). Arriva a Napoli la prima vittoria italiana al Giro d’Italia Edizione 109. A conquistarla è stato Davide Ballerini della XDS Astana…

La parrocchia San Giuseppe Lavoratore alza la coppa della Philadelphia Junior Cup | Keep Racism Out
Allo Stadio Olimpico di Roma, prima del fischio d'inizio della Finale di Coppa Italia Frecciarossa Lazio-Inter, annunciati i vincitori della tredicesima edizione del torneo nazionale giovanile promosso da Philadelphia, Lega Calcio Serie A e Centro Sportivo Italiano

Grande vittoria del Basket Club Lucca: non ce n'è per nessuno
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Giulio Ciccone lascia la maglia rosa e si becca sette minuti di distacco
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Taekwondo, Sofia Palomba ancora sul podio ai Campionati Italiani
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Parte il 18 maggio a Carraia la quarta edizione del torneo di calcetto dei 16 gruppi Donatori di Sangue Fratres di Lucca
Anche quest'anno 16 gruppi donatori di sangue FRATRES della piana di Lucca parteciperanno al 4° torneo di calcetto organizzato presso il centro "Checchicalcio "di Carraia dal 18…

6° memorial Andrea Matteucci, ottimi risultati per il Circolo Nuoto Lucca
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Giulio Ciccone nuova maglia rosa del Giro d'Italia
Sul traguardo di Potenza, grazie al terzo posto conquistato in volata, l’abruzzese Giulio Ciccone è la nuova maglia rosa del Giro d’Italia

Serie D, la Pantera trascinata da un incontenibile Vanuzzo torna al successo contro Capannoli, ma è tardi, niente play-off! Il Porcari chiude la stagione battendo Capolona
Era necessaria una vittoria da tre punti alla Pantera per continuare a sperare di accedere ai play-off, anche se purtroppo il successo di Cassero a Pontedera contro l'Ambra Cavallini le ha fatto sfumare questa possibilità

Giro d’Italia Edizione 109 - Il racconto della “Grande Partenza” dall’Est. Il primo giorno di riposo dopo le prime tre tappe in Bulgaria, aspettando l’Italia
Lunedi 11 maggio è stato il primo dei tre giorni di riposo previsti dopo la Grande partenza dalla Bulgaria che ha visto i “girini” impegnati in tre tappe…

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Ci sono imprese che non si limitano a entrare in un curriculum sportivo. Alcune diventano simboli, altre ancora riescono a trasformarsi in racconto collettivo, capace di parlare a un Paese intero. È quello che è accaduto con “Cima Italia”, la vetta inviolata del Karakorum raggiunta lo scorso agosto dall’alpinista lucchese Riccardo Bergamini, e celebrata ufficialmente sabato 13 dicembre a Roma, nel corso dell’incontro con il Ministro dello Sport Andrea Abodi. Un incontro che non è stato una semplice formalità istituzionale, ma il naturale compimento di una storia iniziata mesi prima, lontano dai palazzi romani, e maturata là dove l’aria è rarefatta e ogni passo va conquistato con lucidità, preparazione e rispetto.
Tutto prende forma il 21 luglio a Lucca, quando il Ministro dello Sport viene accolto a Palazzo Orsetti per un momento dal forte valore simbolico: la consegna della bandiera tricolore a Bergamini, in partenza il 29 luglio per una spedizione nel Karakorum, una delle catene montuose più impervie del pianeta, nel nord del Pakistan. L’obiettivo non era una vetta già nota, ma qualcosa di più ambizioso e rischioso: tentare la salita di una montagna mai scalata prima, una cima senza nome e senza precedenti, con l’autorizzazione ufficiale delle autorità pakistane a poterla intitolare, in caso di successo, “Cima Italia”. Un progetto che conteneva in sé una doppia sfida. Da un lato quella fisica, tecnica e mentale, tipica dell’alpinismo di esplorazione; dall’altro una responsabilità simbolica non indifferente: portare il nome dell’Italia su una vetta ancora intatta, lontana da qualsiasi retorica, affidandolo esclusivamente alla forza dei propri passi.
Il 7 agosto, la risposta della montagna è arrivata. Bergamini ha raggiunto e calpestato una cima di circa 6.400 metri, mai toccata prima da alcun essere umano. Un successo limpido, senza ambiguità, che va ad aggiungersi a un percorso alpinistico già straordinario, costruito negli anni sulle grandi catene montuose del pianeta e su un’idea di montagna vissuta come luogo di verità, non di spettacolo. In vetta, con lui, proprio quel tricolore ricevuto a Lucca: la bandiera italiana piantata su “Cima Italia”, a suggellare un gesto che unisce sport, esplorazione e identità nazionale.
Sabato 13 dicembre, a Roma, quella storia ha trovato il suo naturale epilogo. Il Ministro Abodi ha accolto Bergamini per rendere omaggio a un’impresa che onora lo sport italiano nel suo significato più profondo e, oltre a questo, l’alpinista ha consegnato alla Presidente del Consiglio un gradito ricordo dell’impresa. In quell’occasione l’atleta lucchese ha compiuto un gesto di grande forza simbolica: ha restituito la bandiera al Governo, ripercorrendo le tappe della spedizione, le difficoltà affrontate e le esperienze maturate sulle più alte montagne del mondo. Un cerchio che si chiude: la bandiera affidata prima della partenza, portata dove nessuno era mai arrivato, e infine riconsegnata come testimonianza concreta di un risultato raggiunto.
Il racconto dell’impresa aveva già trovato spazio il giorno precedente sul palco di Atreju, la manifestazione di Fratelli d’Italia ai giardini di Castel Sant’Angelo, dove Bergamini è stato invitato come ospite in occasione della presentazione del libro dedicato alla vita di Ambrogio Fogar scritto da Lorenzo Grossi. Un accostamento tutt’altro che casuale: due storie diverse, ma unite dalla stessa idea di esplorazione come scelta consapevole, dal rifiuto della superficialità e dalla capacità di trasformare il limite in conoscenza.
“Cima Italia” non è solo una montagna in più sulle carte geografiche. È il segno concreto di ciò che può nascere quando visione, competenza e determinazione si incontrano. In un tempo che spesso celebra il risultato senza raccontarne il percorso, l’impresa di Riccardo Bergamini ricorda che il valore autentico sta nella preparazione silenziosa, nel rispetto del rischio e nella responsabilità di rappresentare qualcosa che va oltre il singolo individuo, e forse è proprio questo il messaggio che resta: alcune vette non servono per dominare l’orizzonte, ma per ricordarci chi siamo quando decidiamo di andare davvero fino in fondo.
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