Anno XI 
Martedì 27 Gennaio 2026

Scritto da Redazione
Pietrasanta
27 Gennaio 2026

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"Alfa carissimo, oggi mi sono alzata un po' e come vedi rispondo alla tua cara lettera. Ti ho scritto nella cartolina che è nata un amore di bimba e che sono felice. Mi dispiace tanto che sei lontano e non puoi vedere tutti i momenti belli della bimba, ma speriamo che finisca presto così potrai ritornare e allora la guarderemo insieme". Con questa toccante lettera, Laura Bresciani ha ricordato le parole che la madre scrisse a Alfa Bresciani negli anni della deportazione a Wolfsberg, in Austria, nel maggio del 1944. Una missiva che racconta la nascita della figlia Elena e la dolorosa distanza imposta dalla guerra, letta con emozione davanti agli studenti e alle autorità presenti alla cerimonia promossa dalla Prefettura di Lucca, in collaborazione con il Comune di Pietrasanta, in occasione della Giornata della Memoria. All'iniziativa hanno preso parte il Prefetto Cristina Favilli, il sindaco Alberto Stefano Giovannetti, il presidente della provincia di Lucca Marcello Pierucci e i rappresentanti delle Forze dell'ordine, delle Forze armate e delle autorità civili e militari del territorio.

"La memoria è la facoltà di richiamare alla coscienza nozioni ed esperienze del passato – ha commentato il Prefetto Favilli, rivolgendosi ai ragazzi presenti – ma nella giornata di oggi è qualcosa di più. È richiamare alla nostra coscienza una delle pagine più buie della storia. È, soprattutto, l'esercizio di un dovere di civiltà che non dobbiamo mai smettere di esercitare e, poiché ad ogni dovere corrisponde un diritto, è il vostro diritto di conoscere la storia di Alfa Bresciani".

Durante la cerimonia, il Prefetto Favilli, il presidente Pierucci e il sindaco Giovannetti hanno consegnato alle figlie di Alfa Bresciani, Laura ed Elena, la Medaglia d'onore alla memoria conferita dal Presidente della Repubblica. Nato nel 1914, caporale della 95° Compagnia Marconisti del Genio Militare di Bologna, VI Corpo d'Armata, Bresciani fu catturato a Dubrovnik, nell'attuale Croazia, nel settembre 1943, e deportato nel lager di Wolfsberg, in Austria, dove rimase sottoposto a lavori forzati fino al maggio 1945.

"È stato un privilegio conoscere personalmente Alfa Bresciani – ha ricordato il sindaco Giovannetti – una persona determinata, animata da grande energia e da un profondo amore per la vita. È giusto che oggi venga ricordato e che le figlie ricevano questa onorificenza a nome del Presidente della Repubblica, per la quale ringrazio il prefetto Favilli che ha scelto Pietrasanta per la sua prima uscita ufficiale: le auguriamo buon lavoro, assicurandole la nostra piena collaborazione".

"Oggi – ha proseguito il presidente Pierucci – è un momento essenziale per tener vivo il senso della democrazia e della giustizia che ognuno deve avere dentro se stesso. I giorni che stiamo vivendo sono difficili, confusi, il principio della pace sembra quasi messo in discussione: per questo dobbiamo tornare al ricordo, agli errori commessi, alle regole democratiche che ci hanno consentito e ci consentiranno di vivere bene. Perché l'affermazione personale avulsa dalla comunità a cui apparteniamo, non ha senso".

La cerimonia è stata introdotta dalla presidente del Consiglio comunale, Paola Brizzolari che ha dato il benvenuto alle autorità e agli studenti, rimarcando il doppio valore dell'iniziativa, non solo come celebrazione della Giornata della Memoria ma come "abbraccio simbolico, attraverso la figura di Alfa Bresciani, per le famiglie di tutti quei concittadini che lasciarono Pietrasanta negli anni della Guerra e non fecero più ritorno". Poi l'inno di Mameli, intonato dagli studenti delle classi 3° A e 3° B della scuola media Barsanti, accompagnati dalle professoresse Ilaria Cipriani, Arianna De Masi e Silvia Baldi. I ragazzi hanno dato voce a testimonianze di deportati nei campi di concentramento nazisti attraverso la lettura di brani tratti da "Scarpette rosse" di Joyce Lussu, "Se questo è un uomo" di Primo Levi e dal Diario di Anne Frank, rievocando uno dei periodi più tragici della storia dell'umanità, nel quale si inserisce la vicenda di Alfa Bresciani.

"Bresciani fu destinato ai lavori forzati presso un'acciaieria del lager Stalag XVIII A, svolgendo mansioni pesanti senza adeguate protezioni e in condizioni climatiche estreme – ha spiegato lo storico Ezio Marcucci – a cui si sommavano l'umiliazione sistematica, la carenza di vestiario e la totale assenza di assistenza sanitaria. Nonostante tutto, seppe mantenere una condotta improntata a fermezza morale e rispetto dei valori fondamentali. Determinante, ai fini del riconoscimento odierno, fu il suo rifiuto di ogni proposta di collaborazione con il regime nazista e con la Repubblica Sociale Italiana: una scelta compiuta in condizioni di estrema vulnerabilità che, pur a fronte della promessa di una possibile liberazione, comportò la prosecuzione della prigionia e ulteriori sofferenze".

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