Anno XI 
Lunedì 7 Settembre 2026

Scritto da francesco pellati
Politica
25 Gennaio 2026

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Caro direttore,

il 2026 si porta dietro le vicende irrisolte del 2025 e degli anni precedenti, fra le quali quella che riguarda la signora Venezi e le sue implicazioni.

A mio mezzo il Movimento Patto per il Nord prende ferma posizione.

Il generale Vannacci ringraziò il giornalista di Repubblica Pucciarelli che a suo tempo gli lanciò “il mondo al contrario” con le sue maldestre stroncature, oggi la signora Venezi dovrebbe ringraziare tale Trentin, capo RSU/CGIL della Fenice di Venezia, i suoi compagni di sindacato e di partito e gli immancabili analfabeti del M5S.

I musicanti della Fenice dal settembre scorso sono impegnati più in chiacchiere (e “distintivi uniformanti”, detti “la pulce” ai tempi di Mussolini) che nell’arte di Euterpe: contestano la nomina a direttore della signora Venezi inducendo la gente ad accorrere per ascoltarne le performance, come l’altro giorno a Pisa dove la Carmen da lei diretta ha fatto un pienone Inusuale: è lecito pensare che l’interesse fosse più per Venezi che per Bizet e la sua Carmen.  

Venezi paga due prezzi:

  • quello del padre ex esponente lucchese di estrema destra (Forza Nuova): la Bibbia nel libro dell’Esodo ammonisce che “Dio punirà le colpe dei padri nei figli”. A distanza di millenni i compagni si sostituiscono a Dio.
  • quello suo proprio di artista con simpatie politiche di centro destra: una anomalia tanto più pericolosa quanto più qualificato è chi la compie.

Così Venezi è diventata il simbolo della resilienza culturale degli “intellettuali organici” da decenni padroni della cultura sovvenzionata, tesserata, discriminatoria del Paese.

Gli artisti di centro destra “no paseran!”.

L’addebito di incompetenza e immaturità artistica a Venezi (dalla CGIL, esperta anche di musicologia, come di ogni angolo del sapere e del comportamento umano) diventa comico se paragonato alle incompetenze di improbabili “artisti” lautamente pagati per film, opere pittoriche e letterarie che di artistico avevano solo la tessera.  

Ne ebbi esperienza diretta 10 anni or sono quando fui nominato vicepresidente della Fondazione Versiliana: trovai un cartellone di affabulazioni, monologhi, duetti, cori sulla solidarietà universale, la accoglienza indiscriminata, la condanna del capitalismo selvaggio, carnefice di intere classi sociali e il contro canto della speranza nell’avvento del sole dell’avvenire nonostante tutte le sue eclissi dovunque fosse apparso: zuppe poco digeribili, soporifere, però munite dell’impegno etico/sociale, politicamente corretto: le famose “cagate pazzesche” del ragionier Fantozzi.

Pagate dalla comunità.

da decenni domina questa egemonia “culturale” a tutto campo, del resto l’egemonia è a tutto campo o non è.

A parte le vittime, uomini e donne discriminati, il danno maggiore subito dal Paese è stata la monocultura imposta: nessun confronto, nessuna dialettica, l’ipse dixit aristotelico attribuito a gente che spesso neanche sapeva fare l’o col bicchiere: una cultura autoreferenziale, statica, contraria a ogni progresso e innovazioni estranei alla “linea”(come quella islamica).

I tempi sono maturati, i compagni artisti/sindacalisti/tesserati/organici si muovono con sempre maggiore difficoltà, convincono sempre meno le “masse”, attraggono sempre meno spettatori e percepiscono sempre meno contributi pubblici.

Ora hanno trovato una donna determinata con attributi coriacei, consapevole delle proprie competenze, supportate dai successi in patria e nel mondo, non dalla tessera o dal distintivo.

E’ nell’interesse di tutti, compagni compresi, che la cultura italiana si rinnovi; è dalla competizione delle visioni, dei progetti e delle idee che emerge il meglio, non dalla romana Via Del Nazzareno (sede del PD) o dalle Fondamenta del Gaffaro (sede della CGIL veneziana)

Suo malgrado Venezi è un simbolo dello scontro, guai se il centrodestra non la difende, non per la tessera (che non ha) ma perché fa parte del tentativo di ampliare i nostri orizzonti culturali in piena libertà: avanti chi ha merito non chi ha tessera, avanti la proposta migliore non quella politicamente corretta e “organica”.

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