Il recente episodio occorso in scuola spezzina, che ha visto carnefice e vittima accomunati dall’appartenere al popolo degli immigrati, sia pure di 2^ generazione, ha fatto scatenare i sociologi e psicologi che, come da copione, devono sputar sentenze. Che determinino sensi di colpa nell’europeo occidentale, reo d’aver colonizzato mezzo mondo, obbligando torme di diseredati a venir a cercare fortuna nei nostri lidi. E naturalmente l’accoltellatore è vittima di disagio mentale o sociale. Insomma: mica ci ha colpa! E manco la famiglia. Naturalmente è colpa del governo in carica, se il citato so®ciologo è seguace di Renato Curcio.
Spiace che un giovane uccida a pugnalate un coetaneo, soprattutto a scuola, ma delude ancor di più che vi sia chi dica che la violenza cui s’abbandonano i giovani, sia figlia della violenza della società attuale, in una fiera della banalità ormai trita. Beh, la generazione che negli anni ’40 era nell’adolescenza, e ha vissuto una guerra con stermini inenarrabili. E quella che portava i calzoni corti nel ’68, o nel ’78-‘80, di pestaggi a sprangate ideologicamente orientati ne ha avuta contezza. Eppure non andavano a scuola a accoltellare per gelosia un rivale, né avevano bisogno di andar a diporto col coltello “per difendersi”. Già, la solita scusa, di colui che poi, guarda un po’, offende per primo, e diventa difficile capire da chi si stesse difendendo.
Non ci provavano un tempo, perché avevano genitori che – senza troppe cerimonie – fra scapaccioni, zoccoli, ciabatte e calcinculo, gli raddrizzavano la strada da percorrere. E il sacerdote all’oratorio rincarava la dose, e l’insegnante aveva la bacchetta di legno. E se il tutore dell’ordine l’intercettava con il coltello a scatto in tasca, c’erano sequestro e denuncia e condanna, e a casa il padre concludeva l’opera a sberloni. E soprattutto mancava quella parte della società pronta a schierarsi comunque a favore del reo, a costo di condurre le più spericolate acrobazie giuridico-sociali.
Se l’uso del coltello non è circoscritto al mondo degl’immigrati e dei loro eredi di 2^ generazione, le statistiche ci dicono che son loro inclini a farvi ricorso. Come un tempo era più diffuso il suo abuso in Sicilia, Calabria e Sardegna. Va da sé che questi individui dovrebbero essere oggetto di maggiore controllo, ma una parte della società s’è affrettata a comunicare a occhiute commissioni dell’UE che la polizia italica è affetta da razzismo, perquisendo soprattutto gli emigrati.
Mi si dirà che l’Italia abbia sopportato sue minoranze dedite a duelli rusticani. Ma questo non significa che si debba accettare analoghe minoranze che potevano restare a dar fastidio a casa propria.
Assurdo non voler proprio ammettere che il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza sia stato frutto di una serie di scelte scellerate in cui hanno avuto parte i governi Berlusconi, D’Alema, Prodi, Renzi, Gentiloni, Monti, Draghi e Conte. Con responsabilità forse anche di chi risiedeva sul colle Quirinale. Accettare certi accordi internazionali ci ha penalizzato, e ha dato il destro a molti paesi dell’UE di rifiutare la ripartizione dei moderni invasori.
Per questo mi pare disonesto imputare all’attuale governo la mancata risoluzione del problema.
Tuttavia per quanto l’elettore che ha avuto fiducia, continuerà ad assicurarla? L’elettore è cliente, come tale ha sempre ragione. E un cambio di passo lo pretende, vedendo a Palazzo Chigi il primo governo di destra italiano.
Corretto, credo, aver proceduto con grande attenzione, evitando d’inasprire toni e livello dello scontro, che s’è inasprito di suo, peraltro. E chi ha sostenuto la PdC Meloni dovrebbe riflettere su tale particolare. Non poteva, da subito, sterzare bruscamente con il rischio di finire fuori strada. Ma dopo ingovernabili governi d’ammucchiata e ingovernabili coalizioni di sinistra d’accordo spesso solo sul contrastare Berlusconi, il tempo credo sia maturo. Peccato che lo sfascio, progredendo per impercettibili passettini, abbia raggiunto livelli che né i padri costituenti, né le vecchie DC e sinistra togliattiana e berlingueriana, sarebbero state capaci d’immaginare.
Non resta che sperare. E non certo ricominciando da “0”. Ci deve soccorrere Troisi: ricominciamo “da tre”, visto che altrettante cose positive ci sono, e ci conviene tenercele strette.
Il primo vero governo di destra.
La ritrovata indipendenza psicologica dall’UE, che ha smesso di considerarci degli accattoni di cui non tener conto.
Il mantenimento del livello di favore popolare nonostante 4 anni di governo.
Sperando che siano i prodromi per rimettere in sesto l’Italia, ch’è popolo di santi e navigatori. Ma pure di voltagabbana.



