Anno XI 
Martedì 8 Settembre 2026

Scritto da aldo grandi
Politica
14 Ottobre 2025

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Che schifo farà questo Stivale sfasciato. Roberto Vannacci, il generale più amato e anche più odiato d'Italia non è riuscito sfondare in Toscana ed ecco subito i suoi avversari, ma, soprattutto, i suoi colleghi di partito, vomitargli addosso tutte le colpe per un fallimento elettorale che non è assolutamente tale e che, comunque, non è da imputare a lui, ma al caos e alle incapacità di chi lo ha preceduto. Era, però, prevedibile. Salvini, nominandolo responsabile della campagna elettorale in Toscana, ha fatto due volte scacco: se avesse vinto, avrebbe avuto il merito di averlo scelto; se avesse perso, cazzi suoi. E così è stato, ma, appunto, c'è sempre un ma. 

Chi non conosce Roberto Vannacci pensa sia una persona sgradevole, autoritaria, fascista, aggressiva, violenta, nostalgica, sessista, omofoba, razzista mentre, al contrario, non lo è affatto. Ha, però, il brutto vizio di quei pochi che, nella vita, allo strisciare preferiscono camminare eretti, costi quel che costi. Ha passato una intera esistenza indossando una divisa e la politica, con i suoi compromessi, le sue porcate, le sue amenità, era lontana da lui anni luce. Ci si è tuffato in tarda età, se così si può dire, e ha subito sperimentato quanto essa e i suoi protagonisti, siano viscidi, sudici, ipocriti, parassiti. I colpi bassi che ha ricevuto all'interno del suo stesso partito parlano da soli. Al suo posto mai avremmo scelto di entrare nella Lega così come in qualsiasi altra compagine partitica. Ora che, però, ha combattuto e, per alcuni, anche perso, non saremo qui a tirargli i sassi, bensì ancora al suo fianco perché quello che conta non sono le tessere e nemmeno i voti raccolti o mancanti. Quello che conta sono i principi che diffonde e su quelli, volenti o nolenti, c'è ben poco da dire. E se la sinistra, sin dall'inizio, gli ha vomitato addosso di tutto - questi bastardi verniciati di rosso meriterebbero il ritorno di uno che in quanto a repressione ci sapeva fare, tale Augusto PInochet - chi ha il cervello non votato all'ammasso ha capito che l'Italia, come la Francia, come il Belgio, come l'Olanda, come il Regno Unito, si sta islamizzando progressivamente e sta perdendo ogni minimo senso di identità nazionale. Vannacci è una voce fuori dal coro anche se il coro, piano piano, sta cominciando a suonare una musica senza spartito e sempre più rassomigliante a quella di chi ha capito che bisogna reagire.

Ascoltate Charlie Kirk. Noi lo abbiamo fatto così come abbiamo ascoltato e letto Roberto Vannacci. Così come abbiamo scritto e detto da lustri a queste latitudini. Come può la sinistra non partecipare allo sdegno per l'omicidio di un uomo che dichiarava, semplicemente, quello che è visibile a tutti? Perché l'ideologia ha il sopravvento sulla logica e sull'evidenza. 

Noi stiamo con Roberto Vannacci e continueremo a restarci fino in fondo. Da queste parti l'8 settembre 1943 è considerato un giorno di lutto e di vergogna per le forze armate, per la monarchia e per tutti coloro che sono soliti farsi foderare gli occhi di prosciutto. 

Di una cosa siamo certi: se Roberto Vannacci salirà nei consensi e con lui l'Italia degli italiani e agli italiani - di qualunque colore essi siano - bene, altrimenti sarà una devastazione condita da una robusta guerra civile.

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