Politica
Con questa sinistra radical chic e choc, c'è bisogno di riavere Mercanti nel tempio
Prima assessore in comune a Lucca, quindi consigliere regionale a Firenze. Adesso è arrivato il momento di prendersi un momento di pace e fermarsi. Ne abbiamo approfittato per intervistarla, lei che alla Gazzetta e a chi scrive, non ha mai negato la disponibilità a farlo

Ridere per non piangere
Lo sgangherato “campo largo”, perde pezzi come Calenda e (forse) Renzi, e altri di maggior pregio, quali politici di spessore come Marco Minniti e Arturo Parisi e anche magistrati come Antonio “checc’azzecca” Di Pietro

Referendum meno cinque giorni
Tranne Italia e Grecia, le democrazie occidentali hanno la separazione delle carriere: gli altri 25 Stati della U.E., Gran Bretagna, USA, Canada, Giappone, Australia, eccetera

I mulini a vento della sinistra
Chi ha avuto modo di leggere le gesta di don Chisciotte della Mancia, il personaggio inventato dallo spagnolo Miguel de Cervantes, ricorderà che una delle gesta più note…

Pace e Guerra, il sonno degli imbelli
Lev Tolstoj è stato tra i più grandi scrittori dell’Ottocento e una guida per intere generazioni di studenti che hanno letto il suo capolavoro Guerra e pace

Lucca: si discute della guerra con Moni Ovadia e Ugo Giannangeli
Dopo il successo della conferenza con il professor Angelo D’Orsi, tenutasi al teatro di Valdottavo nel gennaio scorso, Lucca contro la guerra propone una nuova occasione di incontro e di dibattito sulla guerra

Giustizia, grande partecipazione a Lido di Camaiore per “Le Ragioni del Sì” con Forza Italia. Sisto e Bergamini: «Una riforma di libertà e di garanzia per i cittadini»
Sala gremita e dibattito intenso questa mattina all'Hotel Riviera di Lido di Camaiore per l'incontro pubblico "Le Ragioni del Sì", organizzato da Forza Italia e dedicato alla…

Pulia, l’assemblea di “Lucca partecipa” chiede di modificare il progetto: “Sui grandi eventi non c’è alcune visione, al sindaco domandiamo in che modo intende rendere definitivo il “palcoscenico” del Campo Balilla”
“Per rispondere alle questioni che abbiamo sollevato, il sindaco ha cambiato le carte in tavola sul tema degli spazi per eventi e spettacoli: Pardini, per la prima volta,…

Viareggio Futura, un ritratto della città costruito dalla voce dei cittadini
Questa mattina, al Nuovo Mercato Ittico di Viareggio, si è svolto l’evento “Viareggio Futura: quando la partecipazione è concreta”: un appuntamento che ha visto una grande partecipazione di cittadini, rappresentanti del mondo produttivo, culturale e associativo

Forza Italia, la sede di Lucca diventa operativa: per consiglieri comunali e assessore al via incontri settimanali con i cittadini
La sede di Forza Italia Lucca in viale San Concordio 354, dopo l'inaugurazione, diventa pienamente operativa e apre le porte ai cittadini con una serie di appuntamenti…

- Scritto da Redazione
- Politica
- Visite: 1637
Tema da inquisizione, che magari contribuirà, con altri, a far preparare il rogo ove collocarmi, ma tant’è. Dividere la magistratura con uno sbarramento invalicabile fra chi conduce la pubblica accusa e chi giudica è già un passo avanti, in qualsiasi direzione si voglia andare. Del resto, al netto delle attuali critiche, anche il PD a suo tempo l’auspicava. Si tratta quindi di tema su cui star a seguire le differenti tesi non serve, per ciascuno è sbagliato a prescindere ciò che dice l’altro, quindi, al solito, è bene farsi una propria idea.
Provo a dire la mia, per provocare e stimolare il pensiero, partendo da una serie di capisaldi.
La Giustizia è cosa seria. Non a caso si è passati dal medioevale esercizio riservato al signore del territorio, alla separazione dei poteri.
Il Giudice deve rimanere indipendente dagli altri poteri, esecutivo e legislativo, ma anche dall’ideologia. Un magistrato non può ispirare la propria azione alle proprie idee politiche, com‘ebbe candidamente a sostenere come la cosa più naturale di questo mondo, Antonino Ingroia.
Il Giudice non può pagare economicamente o penalmente se emette sentenza sbagliata senza dolo o colpa grave, altrimenti nessuno giudicherebbe o condannerebbe.
Il Giudice deve essere equilibrato e non schierarsi. Non solo per questa o quella parte politica, ma anche per la tesi colpevolista o innocentista “a prescindere”. E questa è capacità rara, intimamente connessa a doti individuali, da accertare. Non basta scrivere un tema o due e superare un’interrogazione.
Cosa manca a mio avviso per avere vere garanzie di fruire di giudici imparziali, scevri da condizionamenti politici e, soprattutto, ideologici, che la separazione delle carriere può solo abbozzare?
Come l’operatore di polizia e l’appartenente alle Forze Armate e ai Corpi Armati dello Stato, che hanno in mano la vita delle persone – in tutti i sensi – il giudice va sottoposto a verifiche di questa terzietà, di questo equilibrio. Ben vengano quindi accertamenti psico-attitudinali, ma anche indagini sulla sua capacità di essere “terzo” per davvero. Aggregarsi a gruppi politici orientati agli estremi, va proscritto. Iscriversi a qualsiasi partito, prima del concorso, non va bene. Come già lo è per polizia e militari. Sia chiaro, nulla di male far politica, ma se fai il giovane democristiano, o il giovane comunista, o t’iscrivi a “Ordine Nuovo” o frequenti l’area antagonista, etc., il magistrato non puoi farlo. Come non devi fare il poliziotto e il militare. Tutti devono essere liberi d’avere le proprie idee politiche, ma non si deve dare appiglio ad alcuno per accusare questi servitori dello Stato di fare interessi di partito.
La terzietà passa anche dalla regolamentazione del diritto di associazione. Se è stato ristretto a militari e appartenenti alle Forze di Polizia, non capisco perché non debba accadere coi magistrati. La vicenda Palamara, su cui del resto nulla è stato fatto, se non far fuori il reprobo, è eloquente.
In quanto a pagare per gli errori, a mio parere vi è una sola via. Al magistrato va garantita la carriera automatica oggi assicurata, con scatti biennali di livello che giungono se non gli son state inflitte sanzioni disciplinari. Ma l’attribuzione di cariche a chi non ha conseguito veri risultati – gestendo la pubblica accusa o giudicando – deve essere preclusa. L’uomo comune non comprende quel magistrato che vota la sua vita professionale a una o due grandi inchieste, perde su tutta la linea, e ciononostante va al Consiglio Superiore della Magistratura con tutti gli onori e scorte cui mancano solo Wonder Woman e Superman. E non lo capisce manco il bravissimo magistrato – quello che costituisce la stragrande maggioranza – che lavora con serietà, fa risultati, non commette nefandezze nel giudicare, e ottiene al massimo di presiedere Procure o Tribunali di secondo piano, in quanto privo d’appoggio politico e di corrente.
Comprendo che tutto questo costituirebbe molto più che una rivoluzione culturale, accontentiamoci della separazione delle carriere. Che darà assai poco. O meglio, farà capire come i problemi siano … anche … altri.
- Scritto da Redazione
- Politica
- Visite: 459
Cosa possono avere in comune un over 75 e un under 35? Senz'altro il desiderio di cambiare il mondo e la speranza di poterlo fare. È questo che emerge dal dialogo tra Vannino Chiti e Valerio Martinelli, entrambi toscani, impegnati in politica e nel sociale, con saldi valori condivisi, ma separati da quasi mezzo secolo di vita.
Ciò avviene nel volume "Due generazioni, una rivoluzione. Proposte per affrontare sfide comuni", edito da Rubettino, che proprio Chiti e Martinelli hanno scritto con Chiara Passaglia. Il libro sarà adesso presentato venerdì prossimo (31 gennaio), alle ore 18, nella sala dell'Antica Armeria di Palazzo Ducale, in centro storico, nel corso di un'iniziativa pubblica promossa dal gruppo "Dare Un'anima alla sinistra" e dell'associazione "Progressisti in cammino". Dopo i saluti di Patrizio Andreuccetti, consigliere provinciale delegato alla cultura, e all'introduzione di Daniele Bianucci e Lucia Micheli, Chiti e Martinelli saranno intervistati da cinque giovani lucchesi: Jessica Quilici, Gianni Campioni, Francesco Cerasomma, Alessio Minicozzi e Alessandro Rosati.
"A discapito degli stereotipi, nel libro scopriamo un giovane moderato ispirato e un anziano rivoluzionario, che si confrontano su temi cruciali per il nostro presente e il futuro, come la parità di genere, la scuola, la formazione, il lavoro, il welfare, la previdenza, l'Europa, la pace, la transizione ecologica e digitale, la politica, la partecipazione, i partiti, la spiritualità - sottolineano gli organizzatori - Sono queste le sfide più importanti del nostro tempo, che si potranno affrontare solo con un patto intergenerazionale solido, costruendo ponti e non muri, cercando di dare vita a una società e a un mondo più giusti, fraterni, migliori per ogni persona, quale che sia la sua etnia, la cultura, la fede". La prefazione del volume è del cardinale Matteo Maria Zuppi, la postfazione è di Romano Prodi.
"Dare un'anima alla sinistra" è un progetto che si presenta con l'obiettivo di "fare formazione politica, per il cambiamento e l'unità dell'area progressista". L'iniziativa nasce a seguito della presentazione dell'omonimo libro di Vannino Chiti: da lì è partita una serie di appuntamenti di approfondimento e studio, aperti a tutte e tutti, che si articolano come una vera e propria "scuola di formazione politica". La proposta è in rete con "Progressisti in cammino", un'associazione di fatto coordinata - a livello toscano - da Filippo Lombardi, e alla cui costruzione ha lavorato anche Chiti. Per informazioni è possibile contattare il gruppo "Dare un'anima alla sinistra" inviando una mail a


