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Sassonia Anhalt
Immigrazione incontrollata e non gestita, insicurezza fisica ed economica, richiesta di risposte forti e di posizioni chiare verso i fattori di minaccia a status economico, stile di vita,…

Distretto Tecnologico Nautica e Portualita', Forza Italia plaude alla nomina di Michela Fucile
Plaude Forza Italia alla nomina di Michela Fucile alla presidenza del Distretto Tecnologico della Nautica e della Portualità Toscana. Un incarico di rilievo per un settore strategico dell'economia…

I capigruppo replicano a Vietina: "Attacca nel giorno zero di un'opera epocale per la città"
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Marco Rizzo lancia Italia Domani: nuovo progetto politico oltre destra e sinistra
Marco Rizzo torna sulla scena politica nazionale con Italia Domani, una nuova formazione che punta a intercettare il malcontento sociale e a superare la tradizionale contrapposizione tra destra…

Sovranisti di destra e di sinistra. E perché fermarsi lì?
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Femminicidio, perché Roberto Vannacci ha ragione e perché chi lo attacca non ha capito una sega
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Impianto pannolini a Salanetti, Zucconi (FdI): "Prima dei finanziamenti vengono ambiente, sicurezza e interesse dei cittadini"
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Qualche giorno fa un carabiniere viene a essere indagato, nonostante specifica perizia stabilisca che nell’inseguimento di scooterista sottrattosi al controllo non abbia violato alcunché, per non aver osservato a distanza di sicurezza dal veicolo fuga. Imputazione che dimostra come il PM le abbia proprio cercate tutte pur di cercare di giungere a una condanna.
Immediatamente dopo giunge notizia della condanna in 1° grado di due finanzieri. Costoro, dopo aver preso a traino un barcone di clandestini, atteso che nel natante sgangherato si sviluppava improvviso incendio e che alcuni dei trasportati si gettavano in mare, ne riuscivano a salvare solo 2 o 3 gettandosi a loro volta fra i flutti, mentre 4 annegavano.
Il torto? Non aver trasbordato i clandestini su barca più sicura, che poi era quella della GdF, e non aver eliminato le taniche di benzina che avevano notato nello scafo al traino. Non eccepisco su queste motivazioni, anche se spero che un giudice di 2° grado meno “pizzuto”, o meglio, dotato di normale buon senso, arrivi a considerare che potrebbe non essere sicuro imbarcare una torma di persone che potrebbero anche prendere con la violenza il controllo del natante delle fiamme gialle. Ma la condanna ci sta, come sempre.
Cerco invece di guardare più in là.
Chi rappresentava la pubblica accusa e, nel caso dei colleghi della GdF, anche il collegio giudicante, credo non abbia idea di cosa significhi inseguire a 120 km/h in città una moto, né cosa accada in mare quando si deve affrontare, oltre che l’ira di Nettuno, quella di una folla di disperati, che hanno anche una certa propensione ad aggravare le situazioni (fatti e atti lo dimostrano) dando fuoco alla cella o, come probabilmente è accaduto in questo caso, alla barca. Né sanno cosa voglia dire tuffarsi in mare a salvare una o più persone in pericolo d’annegare, che ti si aggrappano addosso e trascinano a fondo il miglior olimpionico di nuoto di salvamento, non essendo dei manichini inanimati. In questo caso, i rei di non aver ospitato a bordo, rischiando una sommossa, una folla disperata e magari pure eccitata di rabbia e paura, e di non aver rimosso le taniche di benzina – già per metterle dove? Nella propria con i nuovi compagni di viaggio? – hanno pure rischiato la vita per salvarne più d’uno.
Inutile, a questo punto, blaterare di corsi pratici, e di far provare al “PM innovativo” come si vivano certe situazioni. Qui va preso atto – con serenità – che alla carriera di magistrato si accede senza un minimo di controllo dello Stato sulle riserve mentali dell’interessato. E ciò concretizza il pericolo che chi desidera occupare quel posto di lavoro abbia anche dei fini politici. L’ho già detto in precedenza e mi ripeto: se si esclude dall’accesso alle forze di polizia chi ha dimostrato frequentazioni e atteggiamento mentale che non lo fanno ritenere equidistante e neutrale, stesso deve praticarsi con chi intenda amministrare la giustizia in nome del Popolo Italiano. Basta informarsi su chi presenta la domanda, e lo Stato i mezzi per conoscere chi sia l’aspirante, li ha. E questo vale per entrambi gli schieramenti, com’era una volta.
Adesso che la tutela del delinquente è giunta a qualificare un inseguimento come un qualcosa che deve soggiacere alle regole del Codice della Strada, distanza di sicurezza compresa.
Adesso che anche se salvi dei derelitti dalla morte per annegamento ti condannano. Senza tenere conto che il disastro è stato innescato da coloro che hanno fruito del soccorso, partendo su mezzi insicuri, sovraccarichi, magari affondando il motore fuoribordo e incendiando il natante per “forzare la mano” ai soccorritori.
Appare chiaro che vi sia un’esigua minoranza di PM che hanno sposato la causa dei partiti pro-PAL, ma soprattutto pro-DEL (o pro-CLAND, pro-EXT, pro-ISLAM). L’esiguità, per quanto estrema, non vieta di creare problemi.
La conclusione comincia a delinearsi: chi si metterà più a inseguire, o a salvare in mare o dove pare a voi? Ricordiamolo che esiste un “diritto alla paura”, e se l’agente domani dirà che non se l’è sentita di gettarsi in acqua perché soffriva d’improvviso capogiro, o ha tremato, o è rimasto aggrappato con le mani alla murata del natante non riuscendo a staccarsene per la fifa blu, nessuno potrà condannarlo. E se il bagnino è obbligato a gettarsi in mare per salvare il bagnante, pena quantomeno la perdita del posto di lavoro, non è così per chi indossa un’uniforme.
Anche chi porta un’uniforme vorrebbe evitare di spendersi lo stipendio in avvocati, vivere sereno, fare la propria carriera, destinare ciò che risparmia a vivere decorosamente e, con un bel po’ di sacrifici, a far studiare i figli.
In compenso, lo so e va specificato, avremo tanti aspiranti boy-scouts – mi perdonerà il collega a volte più affilato di me che ha evocato quest’immagine – che aiuteranno vecchine ad attraversare sulle, o fuori, dalle strisce pedonali.
Quindi non è che ci andrà male a noi poveri sudditi italici.
Beh, però io – e credo qualche altro come me – attraverserei invece la strada da solo, ma vorrei che chi tutela la legge insegua chi mi scippa e si getti in mare per riportarmi a riva, il giorno che non riuscirò ad attraversare lo Stretto di Messina a nuoto.
E che non abbia a temere che, se nel far la frittata romperà qualche uovo, l’abbia a pagare comunque, in quanto in quella vicenda è incappato proprio nell’unico PM su un milione, pro-DEL.
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La chiusura della storica redazione viareggina de Il Tirreno non rappresenta solo la perdita di un presidio giornalistico, ma è un colpo inferto alla pluralità dell'informazione e all’identità culturale della nostra città.
Per decenni, questa redazione ha raccontato la vita di Viareggio, dando voce ai cittadini, vigilando sulle istituzioni e custodendo la memoria collettiva del nostro territorio.
Per me, questa notizia ha un significato ancora più personale: è proprio in una redazione de Il Tirreno che ho mosso i miei primi passi da giornalista. Da allora, i rapporti con il giornale sono stati altalenanti ma sempre sinceri e animati da una passione condivisa.
Una decisione che appare motivata da logiche esclusivamente economiche, e che rischia di impoverire il pluralismo dell’informazione e di allontanare ulteriormente i media dai territori.
Per questo chiedo all’azienda di sospendere lo sgombero previsto e di aprire un confronto serio con i rappresentanti sindacali e le istituzioni locali.
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