Politica
Acqua che sa di gas ad Antraccoli, che esce marrone dai rubinetti dell'Oltreserchio e che contiene PFAS nei pozzi di San Filippo: il "Forum acqua pubblica sì-cura" chiama a raccolta le realtà che si occupano delle criticità
"Puzza di gas, coi PFAS, marrone... L'acqua di Lucca si-cura?". Sceglie un titolo un po' provocatorio, ma che ben spiega la situazione attuale, il "Forum acqua pubblica sì-cura"…

Pulia, i capigruppo di maggioranza: "Ripensamento del progetto adesso sarebbe irresponsabile"
Cecchini, Di Vito, Pasquinelli, Del Barga, Fava e Pierini rispondo a Bianucci: "Dichiara il falso, il sindaco non ha mai detto che il progetto è sbagliato. Area complementare ai grandi eventi, la città è proiettata verso un futuro sempre più internazionale"

Gratta e perdi
Preconizzai, e ci presi, la fine mediatica della belloccia signora Boccia, quando spostò il tiro dal ministro Sangiuliano e accusò la “Bianchina” Berlinguer di volerle estorcere un’intervista

Referendum: Marcello Pera a sostegno del sì: a Villa Bottini non c'è spazio per il dubbio
Andare a votare per il “si”, domenica 22 e lunedì 23 marzo, per difendere la nostra democrazia dal potere della magistratura senza in alcun modo, come affermano i sostenitori del “no”, consegnare e sottomettere la giustizia alla politica

Le ragioni del sì: a Forte dei Marmi l'incontro con Marcello Pera
Si terrà sabato 14 marzo alle ore 11, presso la Sala di Mutuo Soccorso di Forte dei Marmi, l'evento "Le ragioni del sì", organizzato dai comitati che sostengono il "sì" al prossimo referendum costituzionale del 22 e 23 marzo

Arena in Pulia, il gruppo "Lucca partecipa" organizza sabato un dibattito pubblico: "Progetto sbagliato e da cambiare, occorre visione per la pianificazione degli eventi e per lo sviluppo urbanistico della città"
"Che senso ha spendere oltre 5milioni e mezzo di euro per "uno spazio a servizio della città per grandi manifestazioni e spettacoli all'aperto utile anche per i nostri…

“Fate quello che vi pare”, “Sempre caciara politica”, “Avete tirato fuori il nazismo”: tutti contro tutti in consiglio comunale
Dibattiti sui minuti di silenzio, accuse di caciara politica, infinite discussioni tira e molla su modifiche insignificanti per gli uni e ben rilevanti per gli altri e, infine, come una bomba lanciata con la menzione del nazismo: una battaglia combattuta su tutti i fronti...

"Via del Mare", FdI: basta veti ideologici, la città ha bisogno di infrastrutture
Il dibattito sull'asse di penetrazione di Viareggio torna ancora una volta al centro della discussione pubblica dopo il parere negativo espresso dagli uffici del Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli sul progetto della cosiddetta "pista" destinata al passaggio dei trasporti della nautica

Le ragioni del si, evento promosso dal senatore Marcello Pera a Villa Bottini
Giovedì 12 marzo, alle ore 18 presso Villa Bottini in Via Elisa, 9, Lucca, si terrà l’evento “LE RAGIONI DEL SÌ” promosso dal già Presidente emerito del Senato e Senatore Marcello Pera

Coi bimbi non si gioca
In tutte le aule di tribunale c’è una scritta – che deve andar di moda vista la diffusione – ma che forse richiederebbe riflessione e revisione

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Il ritorno di Gret(in)a, novella Jean d’Arc(a di Noe’), dà una svolta melodrammatica al confronto israelo-palestinese, tanto da far quasi svanire il nocciolo della questione. E allora, a modo mio, provo a riportare la palla al centro.
La storia delle vicende internazionali le rende assai simili ad una partita a scacchi, gioco ove i grandi maestri devono prevedere una situazione con 5-6 mosse d’anticipo. Perché ciò che accade domani, non è nato oggi, ma frutto di tutte le precedenti mosse. Pertanto potrebbe non essere in assoluto la cosa migliore da fare, ma è obbligata da errori precedenti.
Al tempo stesso non è neppure il caso di risalire alla notte dei tempi, e ad esempio disquisire di come siano state prodotte la bachelite o il legno, o il marmo, di scacchiera e pezzi: a nulla soccorre per capire cosa sia accaduto.
Il confronto arabo-israeliano data al periodo a cavallo della 2^ guerra mondiale, quando i sionisti volevano una patria, come del resto kurdi, armeni e, oggi, i palestinesi. Contestualmente anche i beduini e i palestinesi volevano una patria, promessa loro dai ministri di Sua Maestà britannica. Su questa fase, credo inutile dibattere: vince il più forte, che è stato il sionismo, sorretto dalle lobby statunitensi. Avessero avuto analogo o maggiore peso contrattuale i presunti discendenti dei Filistei o Philistin, staremmo a raccontare altra storia.
Quindi per valutare chi abbia torto o ragione, fra chi vuole uno stato palestinese e chi intende vendicarsi del 7 ottobre 2023, si deve partire dalle prime mosse prodotte dalla proclamazione d’Israele. I paesi arabi dissero che volevano completare l’Olocausto, non accettando la presenza ebraica istituzionale in quello che, dopo l’espansione dell’Islam a partire dal VII secolo d.C., e rifiutarono la risoluzione ONU “Due Popoli, due Stati”. Hamas è coerente su questo concetto.
Israele l’accettò – non che fossero degli angioletti, terrorismo ne avevano prodotto anche loro – perché riteneva che la sproporzione di forze fosse tale che combattere contro gli arabi sarebbe stato l’ultimo capitolo dell’Olocausto.
In ogni guerra c’è chi vince e chi perde. Si può vincere in modo schiacciante, o – parafrasando Allegri e l’ippica – di “corto muso”. Israele vinse alla grande nel 1948, e capì che il valore militare dell’avversario fosse minimo e abbordabilissimo. Si ripeté allora nel 1956 e nel 1967, gettando al macero la precedente disponibilità ad accettare la risoluzione ONU “2 + 2”. Stava per rimediare un fracco di legnate nel 1973, ma con l’aiuto degli U.S.A. vinse ancora miracolosamente e in modo altrettanto schiacciante.
Se si vuole giudicare chi abbia torto o ragione prendendo come punto di partenza gli atteggiamenti israeliani nei “territori occupati”, il 7 ottobre, o l’inizio dell’attacco a Gaza, a mio parere si è fuori strada. Ognuno di questi passi è figlio del precedente, in questa partita a scacchi, che ha visto montare su sempre più odio e incomunicabilità. Partire con l’analisi dall’episodio che consente di prendersela con chi proprio ci sta sullo stomaco non è fare storia, ma dar sfogo – magari con sussiegoso umanitarismo a corrente alternata – a odio irrazionale. Inculcatoci in modo subliminale assistendo agli innumerevoli episodi di terrorismo islamico, o da chi ancora ai cristiani spiegava che il Cristo fosse stato ucciso dagli ebrei, a loro volta spietati arricchitori di sé stessi e affamatori del prossimo. Ero bimbo, e negli anni ’60 certi discorsi, da anziani magari anche poco scolarizzati, li ho uditi. Senza tenere conto delle condizioni miserabili in cui vivevano nei ghetti gli ebrei nell’est europeo, ma anche nella Roma dei Papi. E dei periodici Pogrom. La Chiesa ha mutato atteggiamento verso il mondo ebraico da relativamente poco tempo.
E allora quale è la conclusione, mi si chiederà? Mi limito all’Italia.
Penso che tutto il casino – ora anche flottante – contro la disumanità d’Israele, sia solo un modo per ottenere supporto elettorale in Italia, e aiutare l’islamizzazione dell’occidente. Quest’ultima non è temuta perché in Italia vi è chi ritiene che i valori e l’identità cristiano-classici vadano seppelliti. E ha pieno diritto di pensarlo, purché non vinca le elezioni prossime venture. Si sta sfruttando un volgo che in genere non è neppure capace di leggere dieci righe di post, grazie all’ignorantizzazione portata avanti da decenni nelle scuole, producendo balle spaziali, degne di Goldrake. Ma al solo scopo di vincere la contesa elettorale italiana. E allora spuntano droni che dotati di accendino da 1 euro bruciano 3 giubbotti di salvataggio dell’ammiraglia Gret(in)a, massacratori israeliani che riempiono i resort sardo-marchigiani e pure sedicenti “Medici senza frontiere” che inondano il web con notizie false, facendo dubitare di quelle vere a chi ha sale in zucca.
Oggi un punto d’accordo fra le parti è improponibile: son 77 anni che se le suonano. Disonesto, quindi, estrapolare un filo dalla trama, e attribuire il torto a chi vogliamo. Il torto sta in capo a entrambi i contendenti.
Ma uno mette in campo meno di 10milioni di persone, l’altro – potenzialmente – assai di più. Uno vuole sopravvivere e non eliminare l’altro, che ammette ufficialmente di voler incenerire il primo. Se è giusto supportare la piccola Ucraina, difficile spiegare con la logica stringente, senza far ricorso a settari preconcetti, perché non si debba supportare la piccola Israele. Il 7 ottobre si è visto che fine farebbero, ove dovessero perdere. E se la cosa non desta preoccupazione, c’è poco da dire: vuol dire che si è in quella quota di persone che semplicemente vorrebbero gli ebrei cancellati.
Niente di male – ognuno ha diritto a pensarla come crede – ma almeno bisogna saperlo.


