Politica
Salvini obsession?
Con un’Italia e un universo-Mondo in attesa di conoscer quando verrà posata la prima pietra del Ponte più discusso del globo terracqueo, peraltro da me auspicato in più…

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Marco Rizzo riparte dal popolo: nasce Italia Domani
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Mai in guerra contro la Russia: solo Vannacci ha capito che in guerra ci deve andare... il Governo Meloni
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Via Santa Chiara, Bianucci: "Lavori prorogati ancora, i cittadini hanno diritto a sapere quando finirà davvero. Dov'è finita la candelina di Barsanti?"
"Riaprono le scuole, tra cui la vicina Carducci, e il cartello di cantiere per i lavori in via Santa Chiara si arricchisce dell'ennesima toppa sulla data di scadenza…

La violenza non è forza: è il fallimento della convivenza
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Parliamoci chiaro: a Lucca non c’è il fascismo
Ormai frequento poco le persone, chiuso come sto dentro le mura di casa mia. Ma ho avuto modo di incontrarne qualcuna che, parlando dell’Amministrazione comunale di Lucca la definisce fascista

Difendere Lucca: "No a privatizzazioni, l'ex Manifattura resti pubblica"
"L'area dell'ex Manifattura Tabacchi deve restare pubblica: confrontiamoci sulla sua destinazione con tutte le componenti cittadine, partendo dal mantenimento della proprietà nelle mani del Comune…

Bartolomei: "Ottima collaborazione fra Questura, Polizia locale e Nucleo cinofilo all'insegna della sicurezza e tutela della legalità"
«La collaborazione tra Polizia di Stato e Polizia Locale è fondamentale per garantire sicurezza e presenza sul territorio: i frequenti servizi straordinari coordinati dalla Questura, che ringrazio, si sono…

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In allegato l’indirizzo per guardare il video completo: https://youtu.be/10EF6l2a7n0?si=DXLHkQv3pfmaVDKd
Sotto i pini della Versiliana la politica ritrova, almeno per un pomeriggio, il gusto del confronto. Niente cronometri televisivi, niente slogan lanciati e subito dimenticati. C'è il tempo per ascoltare, per argomentare e, soprattutto, per mettere alla prova le idee davanti a un pubblico che non si limita ad assistere, ma segue, riflette e si interroga.
In questo scenario Marco Rizzo ha scelto di raccontare la nuovafase del suo percorso politico. Reduce dalla fine dell'esperienza di Democrazia Sovrana Popolare, Rizzo è salito sul palco della Versiliana non tanto per rivendicare ciò che è stato, quanto per spiegare dove intende andare. Il confronto con il giornalista Angelo Macchiavello si è sviluppato tra domande dirette, risposte senza troppi giri di parole e alcune anticipazioni sul congresso del prossimo 3 ottobre, appuntamento che, nelle intenzioni di Rizzo, segnerà la nascita di un nuovo progetto politico, con un simbolo rinnovato e una nuova identità.
Tra Berlinguer e Vannacci
Uno dei passaggi che cattura maggiormente l'attenzione del pubblico arriva quando Macchiavello porta la conversazione su un tema che, negli ultimi mesi, ha accompagnato il dibattito attorno alla figura di Marco Rizzo: il presunto avvicinamento alle posizioni del generale Roberto Vannacci.
La domanda è diretta, quasi provocatoria.
«Dicono che con te ce l'avevano perché eri diventato vannacciano...»
Rizzo non raccoglie la provocazione sul piano personale. Allarga subito il campo e sposta il ragionamento sulla trasformazione della sinistra italiana, quella che, a suo giudizio, negli anni ha progressivamente smarrito il legame con il lavoro e con il mondo operaio.
«La mia sinistra era quella di Berlinguer con gli operai davanti alla Fiat. […] È cambiato il mondo.»
«Vannacci è un generale della Nato che parla contro la guerra. Di questo bisogna prendere atto.»
Una risposta che racconta bene l'approccio scelto da Rizzo: giudicare le posizioni prima delle appartenenze e sostenere che, su alcuni temi, il confronto possa superare i tradizionali confini politici.
La neutralità al centro della proposta
Se un tema attraversa l'intero confronto, tanto al VersilianaFestival quanto nel successivo approfondimento, è quello della neutralità dell'Italia.
Per Rizzo non si tratta soltanto di una scelta di politica estera, ma di una diversa idea di Paese, capace di incidere sulla sicurezza, sull'economia e sulla qualità della vita dei cittadini. Una visione che rappresenta uno dei pilastri del progetto politico che verrà presentato al congresso del prossimo 3 ottobre e che dovrà caratterizzare il nuovo movimento.
Dal festival al podcast: il confronto prosegue con Mariella Bonacci
Gli applausi della Versiliana non hanno chiuso la giornata di Marco Rizzo. A pochi passi dal Festival si è aperto un secondo momento di confronto, questa volta davanti ai microfoni del primoappuntamento del podcast condotto dalla giornalista Mariella Bonacci, sul canale YouTube “In Voce Veritas”, destinato a inaugurare una serie di incontri con protagonisti della politica, della cultura e dell'attualità.
A guidare la conversazione è la Bonacci, che sceglie un registro diverso rispetto a quello del dibattito pubblico. Il tono si fa più disteso, i tempi si allungano e le domande cercano di andare oltre l'attualità immediata, entrando nel merito del progetto politico che Rizzo intende costruire nei prossimi mesi.
L'apertura è inevitabile: dopo la fine dell'esperienza di Democrazia Sovrana Popolare, quale sarà il prossimo passo?
La risposta arriva senza esitazioni.
«Abbiamo tolto un po' di zavorra. Le nostre idee rimangono quelle della sovranità, ma hanno la capacità e la volontà di relazionarsi con tutto il popolo italiano, non con delle piccole porzioni.»
Più che una rottura con il passato, Rizzo descrive una fase di rilancio. L'obiettivo dichiarato è ampliare il consenso, rendere il progetto più riconoscibile e costruire una proposta politica capace di parlare a un pubblico più vasto. Anche il simbolo cambierà e, lascia intendere, porterà con sé una novità significativa.
«Marco Rizzo ci sarà, questa volta ci sarà anche nel simbolo, così sarà più semplice riconoscerci.»
Il congresso del 3 ottobre viene così raccontato come il momento in cui questa nuova identità prenderà, definitivamente, forma.
Dal futuro del partito il dialogo si sposta rapidamente sui contenuti. Bonacci accompagna Rizzo in una riflessione che intreccia politica estera, sicurezza ed economia, chiedendogli di spiegare perché la neutralità rappresenti un punto così centrale del suo programma.
Il leader politico richiama la proposta di legge elaborata insieme all'ambasciatore Scapini e insiste su un concetto che attraversa tutta l'intervista: una scelta di politica internazionale produce,inevitabilmente, conseguenze nella vita quotidiana dei cittadini. Da qui la convinzione che un'Italia neutrale potrebbe destinare maggiori risorse alla sicurezza interna, valorizzare il lavoro delle forze dell'ordine e rafforzare i rapporti economici con i principali partner internazionali.
«Noi vogliamo poliziotti e soldati più pagati e vogliamo la neutralità perché ci consentirebbe di avere rapporti economici con la Russia e con l'America.»
Bonacci riporta quindi il confronto su una delle preoccupazioni più sentite dagli italiani: il caro energia e le difficoltà di famiglie e imprese.
«Come si arriva a fine mese con la benzina a due euro?», osserva, dando voce a una domanda che attraversa gran parte del Paese.
Rizzo lega immediatamente quel tema al tessuto produttivo italiano, soffermandosi sulla realtà toscana, dove piccole e medie imprese rappresentano ancora uno dei principali motori dell'economia.
«Qui in Toscana uno degli assi portanti dell'economia è rappresentato dalle piccole e medie imprese. Sono loro che tengono in piedi il Paese.»
Il riferimento agli autotrasportatori amplia ulteriormente il quadro e consente di riportare il ragionamento sul rapporto tra grandi scelte geopolitiche ed economia reale.
«Facciamo proposte che sono di politica estera, ma che precipitano nella vicenda quotidiana degli italiani.»
La conversazione affronta, poi, un tema inevitabile in ogni stagione politica: la fiducia.
Perché i cittadini dovrebbero credere a promesse che, spesso, una volta concluse le campagne elettorali, rimangono tali?
La risposta di Rizzo si condensa in quello che presenta come il principio guida del nuovo movimento.
«Dire, fare. Quello che diciamo, facciamo.»
Parole semplici, che sintetizzano l'impostazione con cui intende affrontare la nuova fase politica.
Non manca uno sguardo al quadro internazionale, alle possibili alleanze e al futuro dell'Europa. Rizzo preferisce non sbilanciarsi sugli scenari politici, sostenendo che molto dipenderà dall'evoluzione del contesto internazionale. Più netta, invece, la posizione sull'Unione Europea, che giudica critica rispetto al percorso intrapreso negli ultimi decenni e al progressivo ridimensionamento della sovranità degli Stati.
L'ultima domanda abbandona la politica contingente per entrare in una dimensione più personale.
«Qual è il tuo sogno nel cassetto?»
La risposta guarda al passato per parlare del futuro.
«Vorrei rivedere un'Italia come quella che nel 1992 il Corriere della Sera definiva la quarta potenza economica del mondo.»
Seguono i nomi di Berlinguer, Moro, Andreotti, Craxi e Almirante, ricordati come esponenti di una stagione politica caratterizzata, secondo Rizzo, da figure di grande spessore, pur nelle profonde differenze ideologiche.
Il sipario si chiude con un sorriso e un brindisi simbolico al nuovo progetto editoriale di Mariella Bonacci. «Evviva!», esclama Rizzo quando la Bonacci annuncia che quella conversazione inaugurerà ufficialmente il suo podcast. Un finale informale che accompagna la conclusione di una giornata sviluppatasi su due palcoscenici diversi ma complementari: quello pubblico della Versiliana e quello più raccolto del podcast, dove il tempo dell'intervista ha lasciato spazio a un confronto più ampio sulle idee, sui programmi e sulle prospettive della politica italiana.
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Una doverosa premessa. Considerato l’atteggiamento dei partiti d’oppiosuzione (attuale) nei confronti di un mondo al quale ho appartenuto per quasi 50 anni, e al quale aspiravo da ben prima, non posso che rifiutare loro il mio sostegno. Un tempo, forse, alcuni valori e disegni sono e sarebbero anche stati da me condivisi. Oggi credo sia suicida concedere loro il proprio voto per chi indossa o ha indossato le stellette. Mi assumo la responsabilità di questo, sottolineando che trattasi del mio pensiero.
La deriva che ha portato alla delegittimazione delle FF.P. – progressivamente accentuata – e allo scarso o nullo rispetto per i valori fondanti delle FF.AA., son partiti da quei partiti. Basti pensare che un sindaco – non pago d’aver fatto devastare una città – prima che si abbia una verità processuale, concede il posto d’onore ai congiunti di Farik, nel corteo che ricorda la strage della stazione di Bologna. Roba da “Che c’azzezza?” di dipietrana memoria. Un modo per delegittimare i due agenti e metterli alla gogna della torma di persone che – comunque – odiano chi indossa un’uniforme.
Son altresì fermamente convinto che il soldato e il poliziotto debbano appartenere all’Italia e servire tutti gl’italici figli (e figli di…). Già, anche i figli di…, per quanto l’istinto guiderebbe a ben altra reazione al loro apparire.
Detto questo, passo ad esaminare una situazione che sembra emergere prepotente e può ulteriormente sparigliare le carte, già abbastanza ingarbugliate, dello scenario politico italiano.
Prendendo spunto dalla crescita del numero degli iscritti di Futuro Nazionale, e dalla stima che vorrebbe la neonata formazione al 5, al 7, al 10, che dico! … al 12,5%, mi vengono spontanee alcune osservazioni.
Più persone, già titolari di scranni di piccolo, medio o grande rilievo, “saltano il fosso” e s’uniscono alla “sporca dozzina” – che punta a diventare manipolo, coorte, e falange –, più qualcuno comincia a lambiccarsi le meningi se sia il caso di seguirli per non arrivare troppo tardi. Anche perché è inevitabile che, se sale la percentuale dei potenziali elettori di FN, diminuiscono quelle degli altri soggetti. L’arte della salita sul carro è vecchia come il mondo. E Vannacci dovrà far attenzione a chi lo blandirà. Ma su questo dovrebbe avere esperienza: un militare sa che, appena giunge da qualche parte, solo perché è “il nuovo”, è meglio del predecessore. In genere non ci si casca, e al massimo si riesce a dar l’idea d’esserci cascati.
Futuro Nazionale sta attingendo di sicuro a FdI, ma anche a Lega, FI, e, perché no, alla vecchia “destra” pentastellata che, con la virata “scippaGrillo” di Conte, non accetta la mutazione del soggetto partorito da fantasia, intraprendenza e furbizia di Casaleggio e Grillo. Soprattutto i “socii” di FdI – Lega e FI – tremano d’ansia rapiti, con prospettive di discesa a % da fallimento, aggirantesi sul numero delle dita di una mano, o malinconicamente poco più.
La nostra PdC reagisce, avanzando proposte che sembrano tener conto dell’irritazione di una parte del suo elettorato, che avrebbe auspicato maggiore determinazione nell’attuazione di una politica di destra. E le preferenze. È tardi? Ma soprattutto, si può ignorare una formazione talora provocatoria che potrebbe portare nel paniere della coalizione numeri sostanziali? Mentre non brandisce più la fatidica e contraddittoria – e pure un po’ provocatoria – “X”?
Infine Vannacci. Il lavoro non gli manca, credo. A occhio e croce, da antico comandante di tiratori scelti, direi che c’è da “azzerare” qualche arma. Non sempre la “sporca dozzina” capisce se ciò che propone la maggioranza vada o meno bocciato. E spara “ad capocchiam”. Insomma, occorre quella che Cadorna – e tanti altri un tempo – definivano la “disciplina delle intelligenze”.
Ah, beninteso, alla base di quest’ultima c’è l’intelligenza…. Non la disciplina.


